Abbiamo rivolto qualche domanda al protagonista e regista dello spettacolo che si terrà dal 23 al 27 agosto sull’Isola delle Chiatte.

Porto Antico: Doppia regia per questo spettacolo; Igor Chierici e il Luca Cicolella: un sodalizio artistico che dura da anni. Che cosa hanno portato le vostre personali esperienze a questo riadattamento del romanzo?

Igor Chierici: Il sodalizio nasce ancora prima come amicizia, rafforzata sul palco con incontri, scontri, sorrisi e idee, ma mantiene sempre un unico obbiettivo: svolgere al meglio quella che per noi è in primis una passione, un motore e poi un lavoro. Entrambi siamo impegnati con compagnie attoriali o set che spesso ci separano, ma quando è possibile ci ritroviamo per lavorare come piace a noi. Io ho deciso di riadattare il capolavoro di Melville sotto forma di monologo, memore della bella esperienza dell’estate passata con La leggenda del pianista sull’oceano, lasciando a Ismaele, mio personaggio, la possibilità di raccontare, da unico superstite del Pequod, tutta la storia, rievocando di volta in volta le scene di caccia alle Balene, le attese, e i compagni di viaggio. In scena con me anche Luca, nei panni di Queequeg.

“Ho deciso di riadattare il capolavoro di Melville sotto forma di monologo, memore della bella esperienza dell’estate passata con La leggenda del pianista sull’oceano”

PA: Dopo La leggenda del pianista sull’oceano, un altro racconto di mare. Il primo all’interno di una nave, il secondo in coperta. Due storie diverse con il mare come sfondo e l’isola delle chiatte come palcoscenico. Cosa vi ha affascinato in modo particolare di questa location?

Igor Chierici: Il mare affascina ogni uomo, non c’è da girarci intorno. Lo dice anche Ismaele – così inizia lo spettacolo – e dove poter inscenare un racconto impregnato di mare se non nel luogo più spettacolare di Genova? Certo La leggenda del pianista sull’oceano è stato lo spettacolo che ha visto concretizzare un mio sogno e desiderio: essere il primo a mettere in scena uno spettacolo in quella location. Ma Moby Dick, be’ Moby Dick è il progetto completo su quel meraviglioso palco. È un onore, per noi, ritornare in quel posto. La prima volta che ci siamo saliti siamo rimasti estasiati, e risentire quei suoni cullanti, quei rollii delicati… è un po’ come tornare a casa nostra. Noi la sentiamo così e vorremmo poter fare qualcosa di più grande dal prossimo anno, ma non anticipiamo nulla: le idee ci sono.

“La Leggenda di Moby Dick è il progetto completo su meraviglioso palco dell’Isola delle Chiatte”

PA: In scena oltre a  Igor Chierici nella parte Ismaele, suonatori di tamburi, un violoncello e un’arpa. Come la musica diventa interprete di una storia?

Igor Chierici: Io nasco come musicista, mi diplomo in conservatorio come pianista e compositore. Per me la musica è una protagonista vera e propria e in questo adattamento lo è più che mai. La scelta di strumenti così particolari come i Taiko, i grandi tamburi giapponesi, non è casuale. Solo la fortuna di averli trovati lo è. I costumi che ci sono stati prestati dal Teatro Stabile di Genova, vestiranno noi attori, ma anche tutti i musicisti. I taiko saranno i marinai del Pequod e reciteranno con noi con i suoni dei loro tamburi. Riecheggeranno le scene di caccia alle balene e della battaglia con la balena bianca; suoneranno il passo del carismatico Achab, capitano indiscusso del Pequod. Arpa e violoncello porteranno il pubblico a immergersi nel meraviglioso mondo di Moby Dick.

Quali sono le caratteristiche di questa vostra visione del romanzo e in cosa si discosta dallo storico spettacolo del 1992 “Ulisse e la balena bianca” interpretato dal grande Vittorio Gassman? Con quale spirito ed emozione avete affrontato questa sfida?

Paragonarsi a Gassman sarebbe una follia e non lo vogliamo fare anche perché questo adattamento, benchè festeggi il 25ennale delle Colombiadi e dell’andata in scena di Ulisse e la balena bianca, è molto diverso. Forse un giorno parleranno anche del nostro adattamento immortalandolo, ma ora ci limitiamo a combattere quella battaglia che Achab ha inchiodato nell’albero maestro promettendoci un doblone d’oro: noi lo voglia riscattare. Racconteremo Moby Dick come piace a noi, con un’emozione che ci sta a fianco da ottobre 2016, quando ho deciso di portare in scena questo capolavoro mondiale. E quindi, concedetecelo, in bocca al lupo a noi o, meglio, in c**o alla balena!