Ci piacerebbe essere i primi a dire che Harry Potter e l’incanto dei 20 anni è il titolo del nuovo libro di J. K. Rowling, ma non è così.

Purtroppo nessuno scoop in vista, ma una buona occasione per parlare di libri e festeggiare l’anniversario della prima edizione di un titolo che appassiona milioni di persone in tutto il mondo.

Harry Potter compie 20 anni.

Era il 26 giugno 1997 quando Bloomsbury – all’epoca una piccola casa editrice – svelava al mondo dei babbani l’esistenza dei maghi.

Già. Se non siete rimasti scioccati dai 40 anni di Star Wars, forse vi toccherà più da vicino quest’altra ricorrenza. Magari perché avete letto il libro da ragazzi o perché era una cosa dei vostri figli, ora adulti. Poco importa: Harry Potter è senza dubbio una di quelle storie destinate a rimanere per sempre nella cultura POP, incastonata in una sorta di mitologia montemporanea.

Harry Potter e i 12 rifiuti.

Harry Potter, anche fuori dalle pagine, è un libro circondato di leggende. Come i celeberrimi 12 rifiuti che J. K. Rowling avrebbe ricevuto, prima che il suo agente si accordasse con Bloomsbury per la cifra – irrisoria a posteriori – di 2.500 sterline.

Probabilmente, il riverbero di quei 12 rifiuti avrà fatto perseverare un’orda di scrittori mediocri, ma è bello pensare che sia stato anche uno sprone per un numero di persone che – camerieri di giorno e scrittori di notte – hanno veramente qualche storia da raccontare.

Harry Potter e la paura delle donne.

A proposito delle cifre J. K. c’è un altro aneddoto che fa riflettere: pare che sia stata la casa editrice a suggerire all’autrice – al secolo Joanne Rowling – di non indicare il proprio nome per esteso e di usare lo pseudonimo J. K. Rowling. Perché? Secondo Bloomsbury gli adolescenti – pubblico di riferimento del libro – avrebbero accettato meno volentieri un’autrice donna.

Una cosa analoga successe a Mary Shelley (nata Mary Wollstonecraft Godwin): il suo Frankenstein fu pubblicato anonimo e – fino alla seconda edizione – attribuito al marito, Percy Shelley.

“[Frankenstein] Per un uomo era eccellente, ma per una donna è straordinario.”

Era il 1818, quello era il primo libro di fantascienza della storia, ma, da allora, non pare sia cambiato molto, nella testa di critici, lettori ed editori.

Harry Potter e i libri esponenziali.

Harry PotterUna delle cose più belle di Harry Potter è che il personaggio, in un certo senso, cresce con il lettore. Ognuno dei 7 libri racconta un anno accademico alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Ogni libro ha delle scansioni temporali molto nette dettate dalle festività (Halloween, Natale, Vacanze estive).

In più, il primo libro (Harry Potter e la pietra filosofale), conta 298 pagine. Il settimo e ultimo della saga (Harry Potter e i doni della morte) è un tomo da 701 pagine: è un crescendo piuttosto armonico, anche di stile, di trame e d’intrecci che – anno dopo anno, libro dopo libro – migliorano. Si potrebbe azzardare l’ipotesi che anche l’autrice sia cresciuta insieme al suo personaggio immaginario.

Harry Potter e i numeri giganti.

L’abbiamo detto e forse lo sapete: J. K. Rowling è la scrittrice più ricca al mondo. Per fortuna fa anche tanta beneficienza. Ecco qui solo alcuni dei numeri che, toccati dal maghetto di Privet Drive, si sono trasformati in oro zecchino.

  • 7 libri;
  • 500 copie di prima tiratura;
  • Più di 80 traduzioni (tra cui latino e greco);
  • 450 milioni di copie vendute;
  • 1,2 miliardi di dollari di guadagni;
  • 11 milioni di copie vendute in Italia;

Harry Potter e il fascino britannico.

Saranno certo cliché riscaldati, come segnalano i critici più feroci dell’opera della Rowling: il binario 9 e ¾ alla stazione di King’s Cross, l’Hogwarts Express, il Nottetempo (un triple-decker bus viola), Diagon Alley sono certamente traduzioni immaginifiche dell’Inghilterra più iconica, ma sono così ben proposte da essere oggettivamente irresistibili.

Oggi si parla molto di city branding e del carattere unico con cui ogni città dovrebbe presentarsi al mondo. Bene, Londra era già eccelsa – l’avanguardia musicale, l’ultima moda, le cabine telefoniche, il cambio della guardia, la metro – ma, oggi, dopo il contributo ventennale di Harry Potter, appare ancora più unica (come dimostra il successo del parco tematico della Warner Bros.).

Harry Potter e il romanzo-mondo.

Il più grande critico letterario vivente, Harold Bloom, pensa che Harry Potter e la pietra filosofale sia semplicemente “terribile”. Ora, non sappiamo chi abbia avuto la geniale idea di mettere il libro di J. K. Rowling in mano a un uomo che ricoperto il più alto rango accademico di Yale, ma forse i presupposti sono – come dire – sbagliati.

Di certo Harry Potter non può competere con le creazioni di Dante Alighieri o William Shakespear, ma, a nostro modesto avviso, si può tranquillamente accomodare al fianco di narrazioni come Il Signore degli Anelli, il ciclo di Dune o il ciclo della Fondazione di Asimov: li accomunano la serialità, il successo di pubblico e la riuscita creazione di mondi fantastici credibili, compatti e memorabili, con buona pace di Mr. Bloom.

“[Harry Potter] È una storia piena di cliché destinata ad andare avanti per un po’. E poi svanirà, come Tolkien.” – Harold Bloom

Harry Potter e lo schermo moltiplicante.

Quando una storia ha un successo così travolgente, si cerca di sfruttare il potenziale (narrativo e commerciale) di ogni singola riga di testo. È capitato così ai 7 libri che, nella trasposizione in pellicola, sono diventati 8 film realizzati nell’arco di 10 anni (2001 – 2011); Sta capitando – e forse questo era meno preventivabile – anche con Animali fantastici e dove trovarli: è un libercolo di appena 40 pagine lievitato magicamente in uno script seriale che darà origine a una nuova trilogia ambientata nell’universo di Harry Potter. Uno spin-off, come si dice. Il primo episodio della serie ha visto l’esordio alla sceneggiatura di J. K. Rowling ed è stato premiato con un Oscar per i costumi.

Harry Potter e il libro al contrario.

Dopo 20 anni lo possiamo dire: quella di Harry Potter è una storia transmediale capace di passare da un media all’altro senza perdere di efficacia. Dai romanzi ai film, ai videogiochi, ai giocattoli (anche LEGO tra il 2001 e il 2006 ha prodotto set a tema).

In quest’ottica di liquidità, va a inserirsi anche il caso di Harry Potter e la maledizione dell’erede, che, pensato come opera teatrale su soggetto di J. K. Rowling è diventato un libro (in forma di sceneggiatura). Successo nei teatri del West End, successo in libreria. Insomma, da libro a spettacolo, da spettacolo a libro; andata e ritorno.

Harry Potter e la bacchetta delle meraviglie.

Sapete quanto sia importante, per noi, la musica. Per questo, non potevamo non notare che, come per Star Wars, anche per anche per i film basati sui libri della Rowlin è stato scelto il compositore Sir John Williams: solo lui poteva riuscire nel compito di tradurre la magia in musica. Nei suoi temi c’è incanto, inverno, atmosfere vittoriane, mistero e, in qualche misura, quella componente dark che tanto ci piace.

Harry Potter e il futuro mirabolante.

Sono passati più di dieci anni dalla pubblicazione di Harry Potter e i doni della morte (2007), ma J. K. Rowling non ha mai smesso di scrivere. Le fiabe di Beda il Bardo, uno pseudobiblion del 2008, è ancora legato all’universo di Harry Potter.

A questo è seguito Il seggio vacante (2012) e il trittico di gialli firmato con lo pseudonimo di Robert Galbraith (dal 2013 al 2015).

E poi c’è il progetto Pottermore: un sito gratuito sviluppato dall’autrice in collaborazione con Sony che – tra gioco di ruolo e social media – espande l’esperienza dei libri facendosi amare dai nativi digitali e dai fan più accaniti che hanno sempre bisogno di nuovi dettagli.

Ma tutto questo, ai fan accaniti non basta: a loro non importa se, invece di un Ungaro Spinato, il “bambino che è sopravvivssuto” se la dovrà vedere con la crisi di mezza età. Loro vogliono che J. K. Rowling racconti nuove storie di Harry Potter. Non spin-off o prequel. Storie di Harry, con Harry, su Harry. Perché il fatto che Harry Potter sia ormai consacrato nella mitolgia contemporanea è ben più che un sospetto. La certezza l’avremo quando, parlando con qualcuno del mago per antonomasia, ci sentiremo rispondere “Merlino chi?”.