Il 26 maggio, su Sky Atlantic, andrà in onda la terza stagione di Twin Peaks, la serie TV di David Lynch. Non un reboot, ma un sequel. C’è una fetta (una lobby?) importante di persone che l’attende da 25 anni. Ma perché?

Abbandonatevi al binge watching.

Le vite segrete di Twin PeaksSe non conoscete Twin Peaks, avete pochi giorni per recuperare i 30 episodi (8+22) delle prime due serie, ma vi assicuriamo che ne vale la pena.

Lasciate perdere Wikipedia e gli articoli pieni di spoiler: Guardate semplicemente tutti gli episodi, poi il film. Poi leggete quest’ultimo libro monografico scritto dal co-ideatore della serie (Mark Frost).

Com’è Twin Peaks?

Mettete ghiaccio, un terzo di Dallas, un terzo di Peyton Place, un terzo di Vertigo e – per shakerarlo – legatelo al collare di un levriero afgano. Guarnite con ciliegina.

Twin Peaks è umoristico, grottesco, surreale e un sacco di altri aggettivi desueti. È la versione bizzarra e disturbante delle soap opera che imperversavano tra l’80 e il ’90 sul piccolo schermo.

Perché parliamo di Twin Peaks?

Perché in Porto Antico c’è One Eyed Jacks, un locale completamente ispirato alle atmosfere della serie. Alla vigilia della terza serie di Twin Peaks, abbiamo voluto fare qualche domanda a Fabrizio Vacca (detto Bicio), che è anima e corpo di questo locale.

 

Quattro chiacchiere con Fabrizio Vacca del One Eyed Jacks.

Ci incontriamo dopo pranzo, per un caffè alla Goletta – un altro locale del Porto Antico – perché One Eyed Jacks è ancora chiuso. Sono le 14:30 e Fabrizio si presenta puntualissimo: barba e baffi con un manubrio appena accennato, due anelli per lobo e qualche altro piercing sparso. Ci racconta che è rimasto fulminato dalla serie di Lynch quando era alle elementari, che Twin Peaks gli era vietato e che – per questo – è diventato una sua piccola grande ossessione.

Alla cintura ha un pesante mazzo di chiavi. Tra le tante, anche quella che, più tardi, aprirà le porte del One Eyed Jacks, un piccolo angolo di Twin Peaks incastonato in uno dei muri più antichi di Genova.

Porto Antico di Genova: One Eyed Jacks, in Twin Peaks, è un casinò-bordello con privé piccanti: da voi non c’è niente di tutto questo, vero?

Fabrizio Vacca: “Be’, anche il nostro One Eyed Jacks è in una situazione un po’ di confine, tra il Porto Antico e Via del Molo. Da noi, però, è tutto assolutamente lecito.”

PA: Ok, è lecito. Però non è un posto per famiglie con bambini, giusto?

Fabrizio Vacca: “Perché no? Apriamo alle 18:30 e iniziamo con un aperitivo, poi la cena: entrambe situazioni adatte anche alle famiglie con bambini. Grandi hamburger, birre fresche un dehor vicino all’area giochi. Figurati che abbiamo anche bevande analcoliche. Certo, nel dopocena, quando iniziano ad arrivare gli habitué e approdano al bancone gli equipaggi degli yacht ormeggiati in porto, l’atmosfera cambia radicalmente: si fa più – diciamo – interessante…”

PA: Per chi non conosce Twin Peaks, che aggettivo si adatta bene all’atmosfera del vostro One Eyed Jacks?

Fabrizio Vacca: “Mi vengono in mente molti aggettivi, spesso abbinati alla figura di Lynch o ai suoi lavori. Quello che si adatta meglio al nostro locale è “onirico”. L’abbiamo pensato e arredato per ottenere questo effetto. Robe appese al soffitto, piccoli particolari sparsi un po’ ovunque, foto, illustrazioni.”

PA: Quanti dei vostri clienti colgono il nesso con la serie culto?

Fabrizio Vacca: “Qui capita di tutto. Molti lo sanno, ci trovano in rete e ci cercano appositamente, anche da fuori Genova. Chi non conosce Twin Peaks, invece, ci chiede chi siano le persone ritratte nelle foto dietro al bancone o quell’uomo inquietante con i capelli lunghi e grigi. Noi gli raccontiamo la storia della Serie TV: anche questo è un modo per portare avanti il mito.”

PA: Qualcuno è mai entrato pensando di trovare le atmosfere western dell’omonimo film di Marlon Brando?

Fabrizio Vacca: “No, per ora non è mai successo. Non lo conoscevo neanche io, questo film. Poi penso che, da fuori, il locale non sembri proprio un saloon…”

PA: Vedrai la terza stagione?

Fabrizio Vacca: “Certo che la vedrò. Francamente, quando abbiamo dato il nome al locale, mai più avremmo pensato che ci sarebbe stato un sequel. Siamo contenti. Anzi, ansiosi.”

PA: Però non c’è la TV, qui?

Fabrizio Vacca: “No, non c’è e non ci sarà, perché interferisce con l’impronta che vogliamo dare al locale. Qui tutto è ovattato. La musica è presente, ma non ingombrante. Si sta vicini, ma non troppo. C’è intimità. In qualche modo, si è portati a conoscere le altre persone che sono nel locale, a parlarci. A noi questo piace e la televisione rovinerebbe tutto.”

PA: Nel locale, mettete solo musiche di Angelo Badalamenti?

Fabrizio Vacca: “Tenere la colonna sonora del film tutti i giorni sarebbe eccessivo. Per noi la musica è fondamentale per creare l’ambiente giusto e mettere a proprio agio le persone. Io ascolto principalmente Trip hop e anche nel locale metto roba tipo Massive Attack, Portished, Tricky, Björk, Sigur Róss e artisti meno noti, ma altrettanto interessanti.”

PA: Se ti piacciano i Massive Attack, sarai andato a vederli all’Arena del Mare, nel 2014?

Fabrizio Vacca: “Purtroppo no. One Eyed Jacks è aperto da quattro anni ed ero di turno. Non ho mai più visto tanta gente al banco come quella sera. Non ce l’avrebbero fatta senza di me, ma mi mangio le mani ogni volta che ci penso. Sentendo le note in lontananza, piangevo dentro.”

PA: State organizzando un Twin Peaks Party, come ai bei tempi?

Fabrizio Vacca: “Certo che sì. Faremo una serata celebrativa al locale giovedì 25 maggio, la sera prima della messa in onda in Italia.”

PA: Cosa succederà quella sera?

Fabrizio Vacca: “Anche se lo sapessi con esattezza, non lo direi, perché – ovviamente – è un segreto.”

PA: Nel vostro menu avete un cocktail dedicato a Laura Palmer, la protagonista della serie. L’avete inventato voi? È letale?

Fabrizio Vacca: “Sì, è vero: il cocktail l’ho inventato io. E no, non è letale, in dosi ragionevoli.”

PA: Volete dirci come si prepara un “Laura Palmer”?

Fabrizio Vacca: “Posso solo dire che la base è vodka. Ispirandomi alla doppia vita di Laura Palmer, alla sua ambivalenza, ho messo in contrasto il dolce della papaya con l’aspro del blu di curaçao. Poi c’è l’ingrediente segreto che non vi dico.”

PA: Confortateci: nel menu non esiste il “Bob”, vero?

Fabrizio Vacca: “Mi spiace per voi, ma c’è eccome: è una piadina. Se volete sapere tutti gli ingredienti, venite a provarla. Svelo solo che c’è una certa quantità di salsiccia che – da sola – non dovrebbe provocare incubi.”

PA: Ma, alla fine, almeno voi, l’avete capito chi ha ucciso Laura Palmer?

Fabrizio Vacca: “Tutti noi sappiamo chi ha ucciso materialmente Laura Palmer, ma, come ci insegna il maestro, nulla è quello che sembra.”