Mentre è in corso una rivoluzione musicale in termini di fruizione, il vecchio supporto del vinile sta tornando sulla cresta dell’onda, realizzando introiti che non hanno nulla da invidiare all’e-commerce o allo streaming (a proposito, ci seguite su Spotify?).

Recentemente, la multinazionale Sony ha annunciato l’apertura di una nuova industria di dischi in vinile in Giappone per far fronte alla costante crescita della domanda che sta vivendo un’impennata di più del 50%. In chiusura 2016, i dati di mercato descrivono lo streaming in una crescita continua con CD e download in calo. In questo scenario si inserisce il vinile che sembra acquistare sempre più rilevanza, soprattutto in Europa.

Storia del Disco.

Solo dopo la seconda Guerra Mondiale il vinile divenne il principale strumento per l’ascolto della musica. C’erano i 33 giri seguiti dai più maneggevoli 45 giri. Il vero successo, però, arrivò negli anni ’70. Un dominio che durò fino al 1982 quando, dal Giappone, arrivò il Compact Disc. Il CD conquistò in pochissimo tempo il mercato e diede il via all’era digitale. In quegli anni il vinile era considerato moribondo e il suo mercato perse più del 50% in breve tempo. Nel 2005 toccò il fondo, ma, a quanto pare, non ne volle sapere di morire definitivamente.

Oggi il mercato del disco in vinile è rinato dalle proprie ceneri: i numeri sono cresciuti lentamente, ma con costanza e le previsioni di vendita a fine 2017 doppiano quelle del 2016. Si moltiplicano le band che pubblicano anche in vinile, crescono il mercato dell’usato, le fiere di settore e – con questi – la cultura di un’ascolto più consapevole, riflessivo, competente.

I generi musicali che apprezzano il vinile.

Una domanda non può mancare: quali generi musicali amano e scelgono il supporto del vinile? Il Rock è in assoluto il genere con la percentuale più alta (oltre il 33%), troviamo poi la musica Pop (oltre il 19%) e con un buon piazzamento anche il genere alternative. Nelle quote un pochino più basse troviamo il Jazz, l’Heavy Metal, la Musica Classica, DanceHip-Hop/Rap. I posti più bassi della classifica sono occupati dal Country e dal Blues. Gli album che si rifanno agli anni ’80, poi, sono i più gettonati; al secondo posto le produzioni del primo decennio degli anni 2000; al terzo posto gli anni ’70.

Caro, vecchio giradischi.

Insieme alla passione per il vinile è tornata – naturalmente – la passione per il caro, vecchio giradischi. Molti pensano che il suono riprodotto attraverso la puntina del vecchio giradischi sia molto più caldo e comunicativo, con quel fruscio magico. Magico come il Natale, periodo in cui – guarda caso – si registrano i maggiori picchi di vendita di giradischi e di vinili. E così i giradischi sono ritornati nei negozi di musica e, con poco più di 40 euro, è possibile tornare ad ascoltare album in vinilevintage e nuovi.

A proposito di moda.

Il vinile sembra non essere soltanto un supporto per nostalgici e antiquari, ma pare adatto anche al pubblico giovane. D’altronde non è raro che si vada a ripescare nel passato. La moda stessa ha una storia ciclica che vive di corsi e ricorsi. Il disco in vinile ha rappresentato una nuova consapevolezza culturale. Ha reso possibile l’ascolto della musica tra le pareti domestiche, acquisendo un ruolo fondamentale nella cultura internazionale. Azzardando un paragone, ha avuto un ruolo simile a quello del libro cartaceo o a quello dell teatro (che non è stato soppiantato dal cinema). Il vinile, quindi, ha un portato di significato importante, un’aura che lo rende riconoscibile e iconico e – quindi – desiderabile.

Il ritorno dell’analogico.

Il Italia esiste solo una fabbrica che produce vinile. Ha una capacità produttiva massima di circa 5.000 dischi al giorno, ma non riesce far fronte alla pressante crescita della domanda. Dopo la smaterializzazione del digitale ci dobbiamo aspettare altri revival analogici? Dopo il vinile sarà il turno delle musicassette?