Il Risveglio della Forza c’è stato. Eccome.

Il film atteso da più di un anno, il primo della saga che abbia potuto contare sul potere comunicativo dei social network, è sbarcato nelle sale italiane (in USA arriverà il 18).

In redazione abbiamo un Fanboy (fan sfegatato n.d.r.): l’abbiamo mandato a vedere Star Wars – Il Risveglio della Forza ed ecco il risultato:

Star Wars – Il Risveglio della Forza: la nostra recensione [senza anticipazioni].

Se avete paura che questo post contenga spoiler, mettiamola così: io sono abituato a considerare come un’anticipazione qualsiasi notizia riguardo a un film, anche un semplice e soggettivo bello/brutto. Quindi, se siete arrivati a leggere fino a qui, significa che siete disposti ad avere qualche suggestione o commento NON relativo alla trama o all’intreccio del film. Insomma, ho cercato di dare retta a Mark Hamill.

Il lato in luce del film: le cose positive.

Vale il biglietto.

Che siate appassionati o meno, Star Wars – Il Risveglio della Forza è un bel film. Vale tutti i soldi del biglietto e, secondo me, tanto basta per andare a vederlo.

Atmosfera giusta.

È il primo punto a favore della gestione di J. J. Abrams: non manca nulla del gusto, dell’atmosfera e della magia che hanno reso immortale la trilogia originale. C’è il crawl con la sinossi iniziale, i font giusti, tante astronavi e poi sabbia, ghiaccio e foreste. Soprattutto, c’è la colonna sonora di John Williams a volumi da pelle d’oca. La cosa funziona per gli appassionati più accaniti e, immagino, anche per i neofiti.

Estetica maniacale.

La visione conferma le aspettative: ottima integrazione tra il digitale e i “pupazzi” che, pur al limite del grottesco, restano credibili per un spettatore disposto a credere. I dettagli sono molto curati sia nel design, sia per luci e fotografia. Mezzi, costumi, interfacce: tutto è stato allineato all’estetica originale, con un’attenzione rispettosa che alimenta un (già ricchissimo) immaginario retrofuturistico.

Il ritmo.

Il film è veloce, molto veloce. È un film d’avventura, così come da tradizione. Scansione e montaggio colgono nel segno, senza scadere in una serie interminabile di combattimenti e ribaltamenti di fronte.

Il vecchio cast.

Ford, Hamill e Fisher non sembrano degli attori senili con problemi di mutuo. Pare scontato, ma non è così. Chewbe è invecchiato alla grande.

Il nuovo cast.

Le nuove leve rispondono bene alla chiamata alle armi. Soprattutto Daisy Ridley lascia la sensazione di aver colto appieno la responsabilità che il ruolo le attribuisce. Boyega impatta bene sul film ed è efficace nell’alleggerire la tensione. Sulla centratura del personaggio e della performance attoriale di Adam Driver ho delle perplessità che, forse, scioglierò a una seconda visione.

Il lato oscuro del film: le cose negative.

Evoluzione troppo veloce.

Nelle storie, la motivazione dei personaggi è fondamentale. Conoscere sogni, obiettivi e paure dei protagonisti ci permette di entrare in sintonia con loro. In questo film, in qualche misura, ho visto un’evoluzione dei personaggi un po’ troppo repentina.

Eccesso di deferenza.

Abrams è un cultore di Star Wars. Ed è anche un nerd, per fortuna. In ogni minuto di pellicola, si vede il rispetto con cui ha affrontato il compito. Questo sarebbe un bene. Così come le citazioni, i riferimenti, gli ammiccamenti. Ma in certi casi, soprattutto a livello narrativo, il rispetto ha sfiorato la deferenza.

Il lato grigio del film: perché nella realtà esistono le mezze misure.

Una storia, un viaggio, due modelli.

Tutta la saga di Star Wars, così come ogni singolo episodio, si basa sulla struttura narrativa chiamata Il viaggio dell’eroe. Anche qui troverete l’eroe, il messaggero, l’alleato, l’ombra e tutti gli altri archetipi delle storie immortali. È ovvio, è giusto, perché è una storia che vuole parlare a tutti, in modo comprensibile.

In questo specifico caso, però, mi è sembrato che gli sceneggiatori abbiamo voluto creare una scatola cinese (o una mystery box tanto amata da J.J.). In alcuni momenti, ho avuto la sensazione di essere di fronte a un film basato su un modello assoluto (Il viaggio dell’eroe) e su un modello relativo (Star Wars – Una Nuova Speranza). E questo, a dire il vero, non so se sia una cosa positiva o negativa. Probabilmente lo scoprirò dopo il prossimo episodio.

Una saga infinita: il futuro del futuro.

Al netto dei commenti (superficialmente) tecnici, credo che Star Wars – Il Risveglio della Forza sia un’elegantissima macchina da soldi, ma anche un genuino gesto d’amore per il genere e per la saga originale. Ho la sensazione che sia da considerare come il tentativo di passaggio di testimone tra due generazioni. Per capire meglio il futuro della saga, dovremo aspettare quantomeno Rogue One, lo spin-off previsto per il 2016.

Come dicevo, la forza si è risvegliata. Adesso aspettiamo di vedere come si muoverà.