Luci che suonano.

Anche noi, a Genova, abbiamo Le Luci Della Centrale Elettrica che si specchiano sull’acqua, sotto la Lanterna, proprio davanti al Porto Antico. Ma Le Luci di Vasco Brondi, ieri sera, hanno iniziato a suonare prima del buio.

Quello di Brondi è un progetto a tutto tondo che spazia tra musica, cinema, fumetto, video, scrittura, restanso sempre fuori dagli schemi commerciali.

Le “Costellazioni” che Vasco Brondi porta sul palco sono gioielli di parole spinti da una forza musicale intensa. Forse per questo il pubblico e i fan apprezzano il dialogo che Vasco innesca con piccole frasi/consiglio tipo “Siate felici a fare schifo”, come recita in “Questo scontro tranquillo”. Un concerto intenso che, nell’incontro con il pubblico, muta, diventando più acceso e proponendo versioni live più vivaci rispetto ai pezzi in studio. È sintomatico che sia proprio Vasco Brondi con le sue Luci a introdurre gli Afterhours e il loro album-interrogativo “Hai Paura Del Buio?”.

Nessuna celebrazione.

Non siamo qui a parlare di anni che passano e capelli che imbiancano. Ok, “Hai Paura Del Buio?” è stato pubblicato nel 1997 e questo è il tour dedicato all’album. E sì, gli Afterhours sono storicamente uno dei gruppi più influenti della scena indie italiana. Ma c’è un ma. Quello di ieri sera a Genova è stato quanto di più diverso si possa immaginare rispetto a un concerto celebrativo. Non uno di quei revival per tirare su soldi e far contento lo zoccolo duro e nostalgico dei bei tempi andati.

Gli Afterhours non avevano nessuna intenzione di autocelebrarsi. Sono saliti sul palco carichi come molle, con la sola intenzione di suonare. Suonare e gridare più forte.

Musica vera.

Forse non c’è bisogno di dirlo, ma Manuel Agnelli & Co. sono veri. Certo, conoscono il palco, la scena, i costumi e tutti i trucchi del mestiere, ma quando suonano ancora “Veleno”, sono veri. Quando fanno ancora “Male di Miele”, sono veri. Ci credono. Non mentono al loro pubblico. Sono lì per squarciare il velo tra quinta e platea. E, semplicemente, lo fanno.

Un album in 40 minuti.

Nessuno che sia effettivamente alternativo si definisce alternativo. O indie. Al netto delle etichette (punk, hardcore, grunge) resta la sostanza: una sostanza che parte dal gruppo, passa dagli amplificatori e investe la folla. Chiamatela come volete, ma quando vedete una band così affiatata invadere il palco, un frontman come Agnelli gridare come un pazzo, allora potete essere sicuri di essere a un concerto Rock. Davanti a gruppo che spacca. E notate bene il Presente Indicativo.

 

Scaletta – Prima parte.

Afterhours 17/07/2014 Genova – “Hai Paura Del Buio?”

  • Hai paura del buio?
  • 1.9.9.6.
  • Male di miele
  • Rapace
  • Elymania
  • Pelle
  • Dea
  • Senza finestra
  • Simbiosi
  • Voglio una pelle splendida
  • Terrorswing
  • Lasciami leccare l’adrenalina
  • Punto G
  • Veleno
  • Come vorrei
  • Questo pazzo pazzo mondo di tasse
  • Musicista contabile
  • Sui giovani d’oggi ci scatarro su
  • Mi trovo nuovo

Un cambio d’abito.

Dopo aver eseguito integralmente tutte le 19 tracce di “Hai Paura Del Buio?”, gli Aftehours, hanno fatto una pausa e sono tornati sul palco con delle T-Shirt al posto dei completi. Un cambio d’abito simbolico, il confine tra due parti ben distinte del concerto.

Scaletta – Seconda e Terza parte.

Afterhours 17/07/2014 Genova

  • Spreca una vita
  • Ci sarà una bella luce
  • Costruire per distruggere
  • Io so chi sono
  • Padania
  • Strategie
  • La verità che ricordavo
  • Non è per sempre
  • Ballata per la mia piccola iena
  • La sottile linea bianca
  • Quello che non c’è
  • Bye Bye Bombay
Concerto Afterhours Genova
Chitarrista Afterhours
Manuel Agnelli cantante Afterhours
Gruppo Afterhours
Gruppo Afterhours
Pubblico concerto Afterhours Genova
Concerto Afterhours Genova
Concerto Afterhours Genova

Ancora Aftehours.

Manuel Agnelli ama

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il suo pubblico. O forse lo odia, non sappiamo. Comunque sia, non riesce a staccarsi dal palco. Imbraccia una chitarra dietro l’altra: elettrica, acustica, ancora elettrica. Le suona, le arpeggia, le picchia con i pugni. Alla fine, dopo più di due ore di concerto tiratissimo, il pubblico torna a casa (malvolentieri) con una certezza: dopo 17 anni abbiamo ancora paura del buio, abbiamo ancora bisogno dell’acume, dell’ironia, dell’irriverenza, dei suoni, delle distorsioni e dell’anima degli Afterhours. E loro sono qui per questo.